"La Rivista di Engramma (open access)" ISSN 1826-901X

Nota sul ciclo di Sperlonga e sulle relazioni con il Laocoonte vaticano

Le ipotesi di Bernard Andreae e di Salvatore Settis

a cura del Centro studi classicA, coordinato da Monica Centanni

English abstract


 

Tra i punti di snodo della vicenda critica moderna del Laocoonte vaticano si pone la scoperta del monumentale e frammentario complesso di sculture della grotta di Sperlonga.

  

Sperlonga: foto della Grotta e disegno ricostruttivo della decorazione scultorea della cosiddetta 'Grotta di Tiberio' (da B. Andreae); da sinistra: Ulisse che riporta il corpo di AchilleScilla e la nave di UlisseAccecamento di Polifemo, Ratto del Palladio

      

Copia dal gruppo di Ulisse che riporta il corpo di Achille: il cosiddetto 'Pasquino', Roma, Piazza Navona.
Atanadoro, Agesandro, Polidoro, Scilla e la nave di Ulisse, seconda metà I sec. a.C., Sperlonga, Museo Archeologico.
Atanadoro, Agesandro, Polidoro, frammento dal Ratto del Palladio, seconda metà I sec. a.C., Sperlonga, Museo.
Atanadoro, Agesandro, Polidoro, Accecamento di Polifemo, seconda metà I sec. a.C., Sperlonga, Museo Archeologico.

In una epigrafe posta sulla Scilla fu scoperta nel 1957 la firma degli scultori del gruppo, che coincidono con i nomi citati da Plinio come autori del Laocoonte: Atanadoro, Agesandro e Polidoro.

Iscrizione con la firma di Atanadoro, Agesandro e Polidoro sul gruppo della Scilla, dalla cosiddetta 'Grotta di Tiberio', seconda metà I sec. a.C., Sperlonga, Museo Archeologico.

Oltre alla coincidenza dei nomi degli autori, il marmo vaticano è accostabile alle opere della villa di Sperlonga anche sulla base di raffronti di carattere principalmente stilistico.

       

Il volto del timoniere di Ulisse dal gruppo della Scilla, seconda metà I sec. a.C., Sperlonga, Museo Archeologico
Il volto di Ulisse dal gruppo della Scilla, seconda metà I sec. a.C.. Sperlonga, Museo Archeologico 
Il volto del gigante domato dal fregio dell'Altare di Pergamo, II sec. d.C., Berlino, Pergamonmuseum
Il volto di Laocoonte, seconda metà I sec. a.C., Roma, Musei Vaticani

Principale luogo di discussione dell'interpretazione che mette in relazione i gruppi di Sperlonga con il Laocoonte vaticano è il saggio di Bernard Andreae pubblicato in italiano nel 1989 (Andreae 1989). L'ipotesi interpretativa di Andreae vede nel Laocoonte scoperto nel 1506 una copia romana di un originale pergameno in bronzo, prodotto attorno al 140 a.C., probabilmente su una committenza di Attalo II di Pergamo in occasione di un incontro con la delegazione romana di Scipione Emiliano. Parimenti copie da originali pergameni sarebbero le sculture di Sperlonga, e tutti i gruppi sarebbero stati eseguiti dai tre scultori che firmano la Scilla e che sono menzionati da Plinio. Atanadoro, Agesandro e Polidoro sono considerati però da Andreae "copisti" rodii di grande talento, chiamati a riprodurre esemplari di pregio da celebri originali ellenistici.

Il marmo vaticano sarebbe dunque il Laocoonte descritto da Plinio e, per associazione al cantiere di Sperlonga, sarebbe databile all'epoca di Tiberio che Andreae considera il committente del ciclo 'troiano' della villa. Secondo Andreae sia per quanto riguarda l'esecuzione dell'originale bronzeo del Laocoonte nel II secolo a.C. per volere di Attalo II, sia poi per la riproduzione in marmo del I secolo d.C. su commissione di Tiberio, le intenzioni della committenza sarebbero dettate da un preciso messaggio politico, collegato al rapporto di ereditarietà politica e ideologica Troia-Roma.

Nel 1999 Salvatore Settis, affrontando in un suo saggio il problema della datazione del Laocoonte, riconsidera criticamente la questione della firma dei tre scultori. Il passo di Plinio riferito al marmo raffigurante Laocoonte parla di "summi artifices", appellativo mai utilizzato nelle fonti antiche per copisti-esecutori, pur se di grande talento. Un'analisi dettagliata delle testimonianze epigrafiche dei tre nomi degli scultori comprova la presenza in Italia negli ultimi decenni del I secolo a.C. dei tre scultori rodii; la quasi totale scomparsa delle testimonianze di firme di scultori rodii in patria in quello stesso periodo (in conseguenza del declino dell'isola, dopo il saccheggio del 42 a.C. da parte di Bruto e Cassio) consente di ipotizzare con buone ragioni un trasferimento di Atanadoro, Agesandro e Polidoro e quindi l'attivazione della bottega rodia a Roma (Settis 1999).

Una conferma della datazione agli ultimi decenni del I secolo a.C. del Laocoonte verrebbe inoltre dall'analisi contestuale del gruppo firmato della Scilla di Sperlonga: di quel periodo è la moda dei complessi scultorei di tema omerico. Inoltre, in base alla presenza di frammenti pittorici del cosiddetto "secondo stile", l'opus quasi reticulatum della grotta di Sperlonga è databile intorno al 30-20 a.C.: la struttura della grotta sarà pertanto da considerarsi completata in una fase precedente rispetto ai primi decenni del I secolo d.C., in cui si affermerà l'uso opus reticulatum. Alcuni riscontri archeologici provano poi che l'esecuzione delle sculture avvenne in loco: la creazione artistica risulterebbe contestuale al completamento dell'ambiente, e dunque cronologicamente coincidente. La parentela stilistica del timoniere della Scilla e del Laocoonte a parere di Settis conferma non già la derivazione di entrambi da 'originali' in bronzo ellenistico-pergameni, ma piuttosto la datazione agli ultimi decenni del I secolo a.C. di tutte le sculture in marmo dei "summi artifices" della bottega rodia.

Al di là delle importanti considerazioni stilistiche e formali, il confronto con il ciclo di Sperlonga, e in particolare con la Scilla, è decisivo per l'identificazione del marmo vaticano con l'opera citata da Plinio.

Si ricapitola qui di seguito, schematicamente, la questione. Le testimonianze epigrafiche, l'analisi petrografica (eseguita sui materiali delle sculture), i dati contestuali, i dettagli stilistici, confermano che il Laocoonte vaticano è accostabile, per una serie di buone ragioni di ordine diverso, alle sculture di Sperlonga. Si propone quindi la prima equazione:

autori Scilla di Sperlonga = autori Laocoonte vaticano

Sulla base delle analogie formali, materiali e stilistiche tra il Laocoonte vaticano e la Scilla di Sperlonga (firmata da Atanadoro, Agesandro, Polidoro) il Laocoonte che Plinio menziona come opera di Atanadoro, Agesandro, Polidoro è con tutta probabilità identificabile con il marmo vaticano. Si ottiene quindi la seguente serie concatenata di equazioni:

autori Scilla (e quindi del ciclo) di Sperlonga = autori Laocoonte vaticano
autori Scilla (e quindi del ciclo) di Sperlonga = autori citati da Plinio come autori di un Laocoonte
autori Laocoonte vaticano = autori citati da Plinio come autori di un Laocoonte
Laocoonte 
vaticano = opera citata da Plinio in Nat. Hist. XXXVI, 37

Riferimenti bibliografici

Andreae 1989
B. Andreae, Laocoonte e la fondazione di Roma, Milano 1989.

Settis 1999
S. Settis, Laocoonte. Fama e stile, Roma 1999.

English abstract

The essay deals with the relationship between the Sperlonga cycle and the Laocoon through the hypotheses of Bernard Andreae and Salvatore Settis. The epigraphic testimonies, the petrographic analysis (performed on the materials of the sculptures), the contextual data, the stylistic details, confirm that the Vatican Laocoonte can be compared, for a series of good reasons of a different order, to the sculptures of Sperlonga.

keywords | Sperlonga cycle; Laocoon; Salvatore Settis; Bernard Andreae.

Per citare questo articolo / To cite this article: Centro Studi ClassicA coordinato da M. Centanni, Nota sul ciclo di Sperlonga e sulle relazioni con il Laocoonte vaticano. Le ipotesi di Bernard Andreae e di Salvatore Settis, “La Rivista di Engramma” n. 50, luglio/settembre 2006, pp. 59-63 | PDF

doi: https://doi.org/10.25432/1826-901X/2006.50.0008