"La Rivista di Engramma (open access)" ISSN 1826-901X

Vuoto/pieno. I caratteri della Venezia che cambia

Engramma n. 155, aprile 2018

Presentazione di Christian Toson del numero a cura di Monica Centanni, Laura Fregolent, Sara Marini

English abstract

A salvare venezia saranno i “cittadini temporanei”
Angela Vettese, 2016

Il numero Vuoto/Pieno partiva da una considerazione semplice, ma per nulla scontata, che Alberto Ferlenga ha sviluppato nel suo testo introduttivo: Venezia, come gran parte dei centri storici italiani, si costruisce a partire dal vuoto dello spazio pubblico, “il vuoto come cifra prima della città”, che a partire dalla semplice pavimentazione, “promette architettura” e relazioni. Non un vuoto generico, quindi, ma uno spazio dove i cittadini sono chiamati arendtianamente “fuori”, a partecipare attivamente alla vita pubblica. E pertanto, un vuoto sempre pronto a essere riempito di nuovi significati a seconda di chi momentaneamente lo abita, che per questo abbiamo deciso di chiamare vuoto/pieno.

I contributi indagano sulle declinazioni e le potenzialità di questo vuoto/pieno, a partire dalla storia del vuoto della città europea, l’agorà tanto strana per i grandi re dell’Oriente, secondo la lezione di Erodoto, intorno alla quale la polis vive. Quello stesso vuoto che consente agli insediamenti di Venezia, città di mitici fuggiaschi troiani, di accogliere lo straniero, non per assistenzialismo, ma per arricchirsi e crescere con/grazie a esso. E poi il significato di questo vuoto oggi: spazi urbani da riconvertire, possibilmente non solo in funzioni museali e espositive, ma per favorire un nuovo ‘patto di cittadinanza’ per coloro che al tempo della pubblicazione venivano individuati come una risorsa vitale della città: i nuovi ‘city users’ – studenti, lavoratori stagionali, nomadi digitali, etc. – non necessariamente inquadrabili nella categoria burocratica del residente. A distanza di otto anni, nonostante diversi tentativi progettuali e dichiarazioni, nei fatti, la politica urbana che si è occupata di quei luoghi veneziani che nel numero di Engramma erano individuati come favorevoli a questa trasformazione, come l’area dell’Arsenale, di San Basilio e Santa Marta, è stata sovrastata da operazioni ben più concrete e pesanti come lo spostamento delle facoltà scientifiche fuori dal centro storico, la recente conversione di vaste aree del Tronchetto a usi prettamente turistici e lo spostamento dello stadio Penzo in terraferma.

Scriveva Alberto Ferlenga nel suo contributo Vuoto per pieno: “Oggi le letture superstiti sembrano tornare a percorrere sentieri culturalmente separati. Lo si vede, ad esempio, nelle risposte ai fenomeni distruttivi, sempre più frequenti, che affliggono il nostro paese e, in particolare, i suoi centri storici che, se un tempo generavano dibattiti e ipotesi di ricostruzione ad ampio raggio, oggi sembrano limitarsi a soluzioni tecniche poco più che emergenziali”. Oggi la situazione non sembra cambiata: manca un dibattito pubblico efficace sui centri storici cittadini che vada oltre la retorica dell’emergenza, che al contrario si è rafforzata prima con il crollo del Ponte Morandi, dove il trauma e l’esigenza di ricostruire in fretta hanno soffocato qualsiasi ragionamento serio sul futuro della città, poi con l’emergenza della pandemia, che per un periodo ha demonizzato l’etica ‘dell’assembramento’ favorendo una sorta di disurbanismo anticittadino, del quale portiamo gli strascichi, e oggi con le semplificazioni portate dalle campagne elettorali intorno ai temi della migrazione e dell’overtourism. Si assiste a un progressivo appiattimento del dibattito, dove questioni difficili e composite, che sono sempre state parte essenziale della dialettica delle città italiana, e della vitalità dei suoi vuoti, sono sistematicamente accantonate in favore di soluzioni retoriche e populistiche rette dal puntello dell’emergenza e della paura.

E forse non è un caso che dopo che si è parlato di ‘tornelli’ per entrare a Venezia da almeno gli anni Ottanta, senza che nessuno avesse avuto il coraggio e la forza di imporli, sia proprio in questi anni che è stato possibile farli accettare, ritornando a categorie antiche del controllo del territorio, fra gabelle e pedaggi, dove il compromesso fra l’autonomia e la libertà e la sicurezza fisica/economica cade sempre più a favore delle ultime, e dove, sottilmente ma inesorabilmente, l’accesso allo spazio pubblico della città si lega al censo.

C’è da chiedersi se la città saprà trovare nuove risorse e nuovi vuoti che escano dalla pressione prescrittiva che li sta attraversando per far ancora “accadere l’estraneo”. 
 

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English abstract

This presentation revisits the themes explored in “Void/Full. The Changing Character of Venice” (Engramma, no. 155, 2018), starting from the idea of urban void as a foundational element of the Italian historic city and, more specifically, of Venice. Drawing on Alberto Ferlenga’s reflections, public space is interpreted not as an absence but as a site of encounter, participation, and collective meaning-making: a ‘void/full’ condition continuously redefined by those who temporarily inhabit and use it. Revisiting the contributions collected in the volume, the presentation highlights the role that new urban actors – students, seasonal workers, digital nomads, and other ‘city users’ – could play in the regeneration of Venice, fostering new forms of citizenship beyond the conventional category of residency. Eight years later, however, many of these perspectives appear to have been overshadowed by urban policies increasingly oriented toward tourism specialization and the relocation of strategic functions away from the historic center. The discussion therefore expands to address the broader decline of public debate on historic cities, increasingly shaped by narratives of emergency, security, and control. Particular attention is devoted to the consequences of these dynamics for public space, accessibility, and the city’s capacity to accommodate otherness. In this context, Venice emerges as a paradigmatic case through which to reflect on the future of urban voids as spaces of encounter, negotiation, and social innovation.

keywords | Venice; Public Space; Urban Citizenship; Urban Regeneration.

questo numero di Engramma è a invito: la revisione dei saggi è stata affidata al comitato editoriale e all'international advisory board della rivista

Per citare questo articolo / To cite this article: “Vuoto/pieno. I caratteri della Venezia che cambia”. Presentazione di Christian Toson del numero Engramma n. 155 (aprile 2018) a cura di Monica Centanni, Laura Fregolent, Sara Marini “La Rivista di Engramma” n. 234, primavera/estate 2026.