"La Rivista di Engramma (open access)" ISSN 1826-901X

237 | luglio 2026

97888948401

“ARCHISATIRE. Una controstoria dell’architettura” in mostra

Presentazione della mostra (Mendrisio, 14 novembre 2025 – 29 marzo 2026)

Gabriele Neri

English abstract

Manifesto della mostra “Archisatire. Una controstoria dell’architettura” – Teatro dell’architettura Mendrisio (14 novembre 2025 – 29 marzo 2026). Progetto grafico di Alfio Mazzei.

Nel novembre 2025 è stata inaugurata a Mendrisio, in Svizzera, l’esposizione “ARCHISATIRE. Una controstoria dell’architettura”, da me curata presso gli spazi del Teatro dell’Architettura, progettato da Mario Botta. Ribadendo il ruolo critico, sociale e culturale della caricatura, della satira, dell’ironia e della risata, così come evidenziato da figure come Baudelaire (1855), Bergson (1900) Jankélévitch (1964), Bakhtin (1984), Hoffman (1984) e Umberto Eco tra i tanti, la mostra voleva offrire un filtro inconsueto per osservare l’architettura, proponendo una vasta collezione di immagini, scelte tra quelle che negli ultimi secoli hanno commentato in maniera originale – e spesso irriverente – tanto le trasformazioni architettoniche e urbane, quanto la figura dell’architetto. Nello specifico, tali immagini comprendevano caricature, vignette, cartoons, fotomontaggi, cartoni animati; ma anche film, cortometraggi, sketch teatrali, maquette e altre forme d’espressione.

Attraverso quattro sezioni tematiche, sono state esposte circa 250 opere (in originale o come riproduzioni) di artisti più o meno noti, tra cui Michel Dorigny, Thomas Rowlandson, Honoré Daumier, George Cruikshank, Edmond Morin, Cham, Phiz, Robida, Thomas Nast, Llorenç Brunet i Torroll, Albert Levering, Emil Reinicke, Thomas Theodor Heine, Walter Trier, Reginald Marsh, Walter Steinhilber, William Heath Robinson, Osbert Lancaster, Mino Maccari, Leo Longanesi, Amerigo Bartoli Natinguerra, Saul Steinberg, Alan Dunn, Mary Petty, George Molnar, Jacques Faizant, Rowland Wilson, Jean-Marc Reiser, Lee Lorenz, Dana Fradon, Gabriella Verna, Ironimus, Louis Hellman, Randall Enos, Sean Delonas, Steven Guarnaccia, Lorenzo Mattotti, Klaustoon, Alvar Aaltissimo, Federico Babina, Alessandro Mendini, Ugo La Pietra, e molti altri, insieme a diversi illustratori anonimi.

La mostra – forse la prima nel suo genere – riassumeva le ricerche da me condotte sul tema all’incirca dal 2010, pubblicate inizialmente nel volume Caricature architettoniche. Una controstoria dell’architettura (Neri 2015) e approfondite in vario modo in altri saggi e negli anni successivi (Neri 2012, 2017, 2018, 2022ab, 2023, 2025ab, 2026abc). Il passaggio dalla più accademica forma testuale alla tridimensionalità dell’allestimento espositivo ha rappresentato un’interessante sfida scientifica, curatoriale e narrativa, capace di innescare nuove domande storiografiche e pure nuove scoperte. Ma prima di descrivere nel dettaglio i contenuti della mostra, è necessario ribadire – seppure in forma sintetica – l’interesse che questo tema può avere, tanto per lo storico dell’architettura quanto per un pubblico più allargato.

Satira grafica e ambiente costruito

È possibile guardare alla solennità dell’architettura attraverso la leggerezza della risata? Che cosa accade se alla gravitas del costruire affianchiamo satira, umorismo e ironia? La violenza delle trasformazioni urbane, la rivoluzione radicale dei modelli abitativi, l’emergere di monumenti ed edifici dalle caratteristiche inconsuete, la distruzione della città tradizionale e la costruzione di nuove città, il senso di alienazione o di impotenza di fronte ai cambiamenti dell’ambiente costruito, la collusione tra architettura e potere politico, e molti altri fenomeni, hanno segnato la storia dell’architettura e dell’urbanistica, riflettendosi in modo profondo sull’esperienza vissuta dei loro abitanti.

In risposta, a partire dal XVII secolo, un flusso copioso e ininterrotto di illustrazioni satiriche e umoristiche – che, in modo volutamente aperto e inclusivo, abbiamo riassunto con l’espressione “satira grafica” (Neri 2015) – ha rappresentato una peculiare forma di contropotere: una pratica visiva capace di mettere in discussione e di enfatizzare gli effetti del costruire, amplificando – in vario modo – la voce dei cittadini. Attraverso la satira, l’ironia, l’umorismo, la parodia e categorie limitrofe, queste immagini hanno sfidato le narrazioni ufficiali, ridefinendo la percezione pubblica del cambiamento architettonico e urbano e offrendo letture alternative dell’ambiente costruito che sfuggono al controllo del discorso istituzionale.

La satira grafica legata all’architettura e alle trasformazioni urbane è emersa in parallelo all’ascesa di un pubblico (quasi) di massa, attraversando secoli e continenti e contribuendo così alla diffusione del dibattito architettonico nella sfera civile (Habermas 1989; Wittman 2007; Hultzsch & Hvattum 2018; Jannière and Scrivano 2020). In quanto linguaggio civico e sociale, capace di creare pubblici e contro-pubblici (Warner 2002; Kessel & Merziger 2012; Cole 2020), essa mette in discussione le autorappresentazioni disciplinari, interviene nel discorso pubblico e mette in luce l’agency visiva della satira tanto nelle culture del passato quanto in quelle digitali contemporanee (Bremmer 1997; Billig 2005; Lus Arana and Neri 2025).

Spesso concepite per brillare nella fugace vita di un giornale, e rivolte a un ampio pubblico, queste immagini sollevano questioni spesso evitate dalla storiografia tradizionale; mischiando registri alti e bassi, detti popolari e boutade erudite, costituiscono una fonte preziosa per la storia dell’architettura. Nei casi migliori, un vero e proprio genere di critica architettonica (Neri 2026a).

Le narrazioni architettoniche tradizionali sono state spesso scritte o influenzate dagli architetti e dai loro apologeti. La satira grafica offre invece un punto di vista oppositivo: un repertorio di voci dissenzienti che deridono, sovvertono e interrogano le autorappresentazioni della professione architettonica e delle sue istituzioni, spesso privilegiando – pur non senza ambiguità e strumentalizzazioni – il punto di vista del cittadino, dell’utente, dell’abitante e di altri attori dell’industria edilizia spesso messi in secondo piano. Per queste ragioni, la sua lettura può dare forma a una sorta di controstoria, facendo riferimento – con ampia licenza – alla definizione di caricatura come Gegenkunst, proposta da Werner Hofmann (1984).

La satira grafica architettonica, in quanto genere specifico, raramente trasmette una prospettiva univoca. Essa oscilla tra critica e complicità, tra rafforzamento delle norme e loro trasgressione. In quanto tale, richiede metodologie critiche sensibili all’ambiguità, al contesto e alle cornici editoriali. La sua funzione, infatti, può variare: dalla reazione conservatrice alla critica progressista, dalla derisione populista all’autoriflessione ironica (Rose 2016; Greenberg 2019). La satira grafica affronta innumerevoli questioni – dalla gentrification all’edilizia sociale, dal design industriale alla ugliness urbana (Hyde 2019; Van Acker & Mical 2020), ecc. – partecipando così alla definizione del dibattito pubblico su architettura e città, fino ai nostri giorni, con lo sviluppo di nuove forme espressive – dalle GIF al meme fino ai cartoons virali.

Eppure, nonostante la sua rilevanza e la consistenza, questo tipo di immagini ha ricevuto, fino a tempi recenti, soltanto un’attenzione fugace all’interno della storiografia architettonica, rimanendo un vero e proprio missing genre (Neri 2022a). Fatta eccezione per fugaci ma significative apparizioni nelle storie canoniche dell’architettura e per alcuni studi mirati (Czech and Mistelbauer 1977; Knevitt 1990; Pommer 1991; Gerken 1997; Petit 2009; Münch & M. Winzen 2010; Ratouis & Baumeister 2011), fonti come caricature, cartoons e stampe satiriche sono state raramente utilizzate in maniera sistematica per lo studio dell’ambiente costruito, come fatto invece per la storia dell’arte (Sironi 2012). Quando prese in esame, esse vengono generalmente trattate come illustrazioni di episodi, temi o contesti geografici specifici, piuttosto che come un genere autonomo e stratificato, dotato di propri linguaggi, tradizioni, obiettivi e cornici culturali. Allo stesso modo, solo raramente cartoons e caricature sono stati riconosciuti dalla cultura accademica come una forma legittima di critica architettonica, nonostante la loro cospicua diffusione.

Così, fino a qualche anno fa, gli studi sul tema sono rimasti frammentari e disomogenei, oppure inseriti in più ampie trattazioni su temi quali la figura dell’architetto. Nell’ultimo decennio, un gruppo di ricerche ha iniziato invece a sistematizzare il campo; oltre agli studi di chi scrive, già menzionati, si possono citare quelli di Michela Rosso (Rosso 2016, 2018), oppure quelli di Luis Miguel (Koldo) Lus Arana (Lus Arana & Neri 2025). Tuttavia, moltissimo deve essere ancora esplorato, anche perché il contenuto della satira grafica trascende gli orizzonti della storia dell’architettura e della città: ponendo al centro del discorso l’abitante e il cittadino, essa sottintende infatti complessi processi mediatici, psicologici, politici e retorici, che devono essere affrontati con strumenti e metodologie interdisciplinari.

La mostra a Mendrisio

La mostra “ARCHISATIRE. Una controstoria dell’architettura” – curata in collaborazione con la Biblioteca dell’Accademia di architettura – si è posta l’obiettivo di restituire, nella forma narrativa di un’esposizione rivolta a un pubblico eterogeneo, una sintesi delle questioni e delle tematiche che qui sopra abbiamo elencato. Lo spazio a disposizione era il primo piano del Teatro dell’architettura, edificio progettato da Mario Botta e inaugurato nel 2018, all’interno del campus dell’Accademia di Architettura di Mendrisio.

1 | François Blondel, Cours d’architecture enseigné dans l’Académie royale d’architecture (Paris: 1698).
2 | Los von der Architektur, .

La mostra, con il progetto grafico di Alfio Mazzei che comprendeva, per il manifesto, una smiley face su fondo rosso trasformata in satiro, si svolgeva in quattro sezioni tematiche. Essa si apriva con una teca contenente due immagini dissonanti, dedicate all’origine dell’architettura: a sinistra stava una preziosa copia del Cours d’architecture enseigné dans l’Académie royale d’architecture di François Blondel (1698), aperto sull’immagine de L’Origine des Chapiteaux des Colonnes; a destra stava invece la riproduzione della celebre caricatura di Adolf Loos ritratto di schiena, mentre osserva un banalissimo tombino, pubblicata in un quotidiano viennese nel 1911. La didascalia di quest’ultima recitava: Kunstbrütend ging der Modernste durch die Straßen. Plötzlich blieb er erstarrt stehen; er hatte gefunden, was er solange vergeblich gesucht: (Bitte wenden!) [“Immerso in profonde meditazioni artistiche, il più moderno architetto camminava per le strade. All’improvviso si fermò, pietrificato: aveva trovato ciò che aveva cercato invano per tanto tempo”] (Illustrirtes Wiener Extrablatt 1911).

La distanza tra i due documenti – da un lato un poderoso tomo dedicato al Re, in cui si spiegavano i principi dell’architettura e le pratiche dei cinque ordini da Vitruvio in avanti; dall’altro una minuta vignetta umoristica tratta da un quotidiano – voleva trasmettere il senso della mostra e il taglio curatoriale, basato sul continuo contrasto tra materiali presi da un lato dalla storia “ufficiale” dell’architettura e dall’altro da fonti più effimere ed eccentriche. Un analogo parallelo era offerto dal busto di Francesco Milizia, inciso su una delle edizioni milanesi ottocentesche dei Principj (Milizia 1832), e il ritratto di Rem Koolhaas, in una fotografia di Mark Seliger pubblicata sulla copertina della rivista “L’Uomo Vogue” dell’aprile 2008. Due profili, sorprendentemente, molto simili.

Le immagini citate aprivano la prima sezione (Architetto in caricatura), dedicata a quella infinita serie di ritratti che, dal Rinascimento in poi, hanno contestato le virtù e il potere demiurgico dell’architetto. Non più Dio che plasma il mondo (Dieu, l’Architecte Divin, dalla Bibbia moralizzata di Vienna, dell’inizio del XIII secolo, qui riprodotto), ma un personaggio spesso incapace, corrotto, oggetto di detti popolari, e dalla dubbia moralità. Pur non essendo una caricatura in senso stretto, si era deciso di esporre la nota allegoria dell’architetto virtuoso e dell’architetto cattivo di Philibert de L’Orme, da Le premier tome de l’architecture (1567), perché nelle deformazioni fisiognomiche inventate dall’architetto francese si trovano in nuce alcuni cliché della successiva caricatura propriamente detta (Neri 2025b).

Le parodie testuali dell’architetto offerte dai libri di Lagniet (Qui bastis ment, 1663), Dickens (Martin Chuzzlewit, 1843-44) e Flaubert (che nel Dictionnaire des idées reçues definisce gli architetti “Tous imbéciles. Oublient toujours l’escalier des maisons”) trovano corrispondenza nelle caricature delle archistar di ogni tempo, di cui la mostra proponeva una selezione. Tra queste la caricatura di François Mansart di Michel Dorigny (1651), in cui il celebre architetto, accusato di arroganza e corruzione, cavalca un poco nobile asino; quella del 1824 di John Nash di George Cruikshank, infilzato sulla guglia di una sua chiesa a Londra ritenuta un orrore (Hyde 2019); o quella di Walter Gropius, a dorso di cammello, con le mani piene di quattrini e vestito da pontefice (Jaeggi 1987).

Tra attacchi personali e luoghi comuni, i cartoons portano all’estremo la natura artistica e scientifica dell’architetto, rappresentandolo come uno scultore (Frank Gehry nei Simpsons) o come rigido ingegnere che produce edifici tutti uguali. Il radicalismo delle sue idee può portare a estreme conseguenze: si veda l’architetto del Bauhaus ritratto da Thomas Theodor Heine mentre taglia a tutti le orecchie, considerate un inutile ornamento. Più benevole sono le immagini in cui il corpo dell’architetto si fonde con la sua opera, come nei ritratti scelti di Louis Hellman o Federico Babina, che giocano sull’illusione pareidolitica. La sezione comprendeva inoltre un accenno a due pellicole in cui la figura dell’architetto è centrale e, seppur in modo antitetico, trasformata in una parodia: i film The Fountainhead (1949) e The Brutalist (2024), con l’aggiunta di uno straordinario sketch dei Monthy Python (Architects Sketch, 1970).

La seconda sezione della mostra (Scandali urbani) si concentrava invece sul ruolo della grafica satirica nel dibattito pubblico. Con la nascita di un pubblico di massa e la diffusione della stampa, dal Settecento in avanti architettura e urbanistica diventarono infatti oggetto di un dibattito sempre più esteso, anche grazie a caricature e vignette. Perciò la mostra offriva una selezione di immagini relative a varie città: Parigi, dove artisti come Honoré Daumier e Cham commentarono la violenza dei grands travaux del Barone Haussmann (Gerken 1997), e un secolo dopo – chiaramente altri disegnatori – l’impatto del Centre Pompidou, chiamato anche “Nostra Signora delle Tubature” perché simile a una raffineria di petrolio. Londra, dove il Crystal Palace, così battezzato dal giornale satirico “The Punch”, fu visto da alcuni come una meraviglia della tecnica, ma da altri come un “mostro di cristallo” (Gournelos, Ted, & Greene, Viveca 2011), dove i grattacieli, dall’Ottocento fino ai nostri giorni, hanno stimolato reazioni di ogni tipo, come poi il Guggenheim Museum di Frank Lloyd Wright (Neri 2026a). E poi Barcellona, con le opere di Gaudí dileggiate dalla fantasia degli artisti (Garcia-Fuentes 2018); Vienna, con il lungo dibattito sulla Loos Haus di fronte all’Hofburg barocco disegnato da Fischer von Erlach (Long 2011); Sydney, dove la Opera House di Jørn Utzon divenne un caso politico (Holder & Freestone 2003), come del resto molti degli esempi prima citati.

Largo spazio è stato dedicato anche all’Italia: alle vignette umoristiche dedicate alla Stazione di Firenze (Dulio, Marandola, Musmeci, Ricco, Conforti 2016) e soprattutto alle straordinarie caricature di Mino Maccari e Leo Longanesi sulle pagine di “Il Selvaggio” (Neri 2015; Rosso 2016).

In mostra a Mendrisio non c’erano soltanto caricature e vignette a commentare in chiave satirica e umoristica le trasformazioni urbane. Nel film Playtime (1967) di Jacques Tati, l’utopia della città moderna – fatta di edifici per uffici completamente vetrati, dalla geometria astratta e dagli spazi sterilizzati, uguali in tutto il mondo – diventa una parodia dell’omologazione del progetto e dell’essere umano. La stessa alienazione si trova nell’URSS, da dove proviene un breve cartone animato del 1975, in cui un architetto sovietico vede il suo progetto passare al vaglio dello Stato, che al tempo aveva cambiato paradigma estetico. Invece di timpani e colonne, vige ora la massima economia, e il suo edificio diventa un parallelepipedo essenziale, poi ripetuto in tutto il mondo, come una cellula tumorale. Dalla ville radieuse europea alla periferia sovietica, l’omologazione delle città del dopoguerra è un tema di costante riflessione, satirica e antropologica.

La terza sezione della mostra (La casa irrazionale) era incentrata sull’ambiente domestico, a partire dai radicali cambiamenti innescati all’inizio del secolo scorso per ragioni igieniche, funzionali, costruttive ed economiche, ma anche ideologiche e artistiche. Un esempio emblematico è quello di Francoforte, dove negli anni Venti furono realizzate migliaia di abitazioni standardizzate, prodotte come fossero automobili, con spazi “ottimizzati” e privi d’ogni ornamento. In mostra, le copertine della rivista “Das Neue Frankfurt” stavano di fianco ai molti cartoons che schernivano il tetto piano (che perdeva spesso acqua), il modernissimo quartiere del Weissenhof, i mobili in tubolare metallico e il mito della casa di vetro, fonte di problemi di climatizzazione, pulizia e privacy (Neri 2015).

Molto spesso, dietro a tale ironia, si devono leggere motivazioni più profonde che uniscono satira e propaganda. Le caricature dedicate alla casa razionalista, e in particolare al Bauhaus, avevano spesso finalità economiche e politiche. Celebre è il fotomontaggio del Weissenhof trasformato in un villaggio arabo, con cammelli, leoni e turbanti: dietro alla parodia di un’architettura moderna che ricorda le case mediterranee e non quelle tedesche, c’era l’attacco xenofobo a una cultura architettonica che guardava al mondo. Anche simili immagini, all’apparenza innocue, contribuiranno all’avvento del Nazismo. Per questo, in mostra erano esposti anche diversi volumi – alcuni con la propaganda dell’epoca, altri con studi successivi – dedicati al rapporto tra politica e architettura (Lane 1968).

Il percorso espositivo continuava fino ai nostri giorni, per mettere in evidenza la persistenza di alcuni tópoi e cliché satirici e architettonici, per esempio affiancando cartoon e vignette a film come One Week di Buster Keaton (1920) e l’esilarante rilettura della Casa a Bordeaux di Rem Koolhaas nel film Koolhaas Housewife (2013), in cui la modernissima abitazione è interpretata dal punto di vista della governante. Oppure proponendo un parallelo tra il microappartamento di Renato Pozzetto in Il ragazzo di campagna (1984) e le Case milanesissime dell’architetto/artista chiamato Alvar Aaltissimo (2021): una serie di case invivibili ispirate, tra parodia e denuncia, alla situazione abitativa meneghina negli anni post Expo.

In omaggio a Jean-Louis Cohen, che fece lo stesso nella Biennale di Architettura di Venezia del 2014 (Cohen 2014), e che insegnò a Mendrisio, ho poi deciso di far realizzare una maquette in scala della Villa Arpel, la vera protagonista del film Mon Oncle di Jacques Tati, del 1958. Caricatura della casa moderna, Villa Arpel fu pensata interamente in plastica, con spazi vuoti e asettici, arredi ed elettrodomestici all’avanguardia e un giardino rigidamente geometrico. Nella pellicola di Tati, la villa sembra prendere vita, imprigionando i suoi abitanti e facendo scherzi inaspettati per offrirci una parodia della società borghese del tempo e della sua fiducia nella modernizzazione. Villa Arpel fu concepita dal pittore e scenografo Jacques Lagrange (1917-1995), stretto amico di Tati, e costruita negli Studi Victorine a Nizza. Il grande modello è stato realizzato appositamente per questa mostra dalle studentesse e dagli studenti dell’Accademia di Mendrisio (Elena Bisaglia, Dalila Greco, Mattia Ravaccia) sotto la direzione di Ettore Contro e Nicola Crivelli.

Nella stessa sezione, un inaspettato contributo è giunto dagli archivi di Mario Botta. Alla fine degli anni Settanta, il fumettista Jean-Marc Reiser (1941-1983), noto per i suoi dissacranti disegni per i più noti giornali satirici francesi, si interessò all’opera dell’architetto ticinese e la studiò a fondo. Nacque un’amicizia tra Parigi e il Ticino: Reiser realizzò diversi disegni delle case costruite da Botta in quel periodo, e li pubblicò su “Charlie Hebdo” e “L’Hebdo Hara-Kiri” nel 1980-81, consegnandoci un’inedita prospettiva di queste architetture. Nel 1984, per la mostra dedicata all’architetto ticinese presso l’Istituto Francese di Architettura a Parigi, il fumettista creò grandi caricature che arricchirono l’allestimento, e contribuì in forma grafica anche al libro Mario Botta. La maison ronde (1982), aggiungendosi ai testi di Alberto Sartoris, Edoardo Sanguineti, Robert Trevisiol e Pierluigi Nicolin. Negli stessi anni, Reiser chiese all’amico di progettargli una casa in Francia, ma tale sogno non andò mai in porto: la sua vita si spense prematuramente nel 1983. Così, Botta gli disegnò la tomba, come ultima dimora e come testimonianza di un profondo legame.

Infine, la quarta e ultima sezione (Caricature d’architetto) è stata dedicata agli architetti che hanno lavorato come vignettisti o utilizzato in vario modo il cartoon, trovando nello humour grafico una distanza auto-critica rispetto alla propria professione, oppure un rifugio alternativo al cantiere. Del primo caso si sono scelti Léon Krier e Stanley Tigerman; l’austriaco Gustav Peichl, invece, portò avanti in parallelo la carriera d’architetto e di vignettista per “Die Presse” e “Süddeutsche Zeitung”, con il soprannome di “Ironimus” (Peichl 2008). In Inghilterra si sono distinti, tra gli altri, Osbert Lancaster, storico dell’architettura, scenografo e vignettista, e Louis Hellman, che dal 1967 ha pubblicato con regolarità i suoi cartoons su “Architects’ Journal”. Con la sua matita, Hellman ha combattuto contro la speculazione edilizia e anche per la difesa dei diritti delle persone con disabilità.

Il caso di Saul Steinberg, maestro dell’illustrazione di cui sono stati esposti alcuni tra i suoi libri più famosi (Steinberg 1945, 1949), ribalta il punto di vista. Formatosi a Milano come architetto, non esercitò mai la professione ma costruì città e architetture immaginarie che ebbero una incredibile influenza. Sedotto dalla “grafia secca, tagliente e un po’ cinica” di Steinberg (Irace 2016), fu per esempio Alessandro Mendini (1931-2019), architetto poliedrico che saltò dall’arte all’architettura, dal disegno al design, dall’arte all’art direction. Le tante vignette umoristiche da lui prodotte tra gli anni Cinquanta e Sessanta – di cui una selezione è stata riprodotte in mostra – rappresentano una fase poco nota della sua formazione artistica. Altro caso peculiare è quello di Ugo la Pietra, architetto, designer, artista e ricercatore, che dagli anni Sessanta ricorre all’ironia per alleggerire un atteggiamento critico e radicale. Delle sue molte creazioni in bilico tra fumetto, satira e cartoon, è stata esposta una serie di disegni in cui città, edifici e oggetti si mischiano in forma surreale.

In questo modo la mostra tentava di chiudere il cerchio: dall’architetto deriso dalla caricatura, alla caricatura d’architetto, finalmente capace di ridere di se stesso.

Galleria di immagini della mostra

“Archisatire. Una controstoria dell’architettura”,
Teatro dell’architettura Mendrisio
(14 novembre 2025 / 29 marzo 2026).
©Enrico Cano.

Modello realizzato dalle studentesse e dagli
studenti dell'Accademia di architettura.
Riproduzione pedagogica della Villa Arpel –
progettata da Jacques Lagrange per il film
“Mon Oncle” di Jacques Tati – ©Les Films de
Mon Oncle –Specta Films CEPEC.
©Enrico Cano.

Francesco Milizia, Principi di architettura civile
(1832) e Rem Koolhaas sulla copertina di
“L’Uomo Vogue” (4/2008). ©Enrico Cano.

Copertine e disegni di Jean-Marc Reiser
dedicati a Mario Botta, pubblicati su
“Charlie Hebdo”, “L’Hebdo Hara-Kiri”
e altre riviste (anni 1980-83).
©Enrico Cano.

Articoli e illustrazioni satiriche su Le Corbusier
(anni 1950-80).
©Enrico Cano.

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  • Lus Arana & Neri 2025
    L.M. Lus Arana (Koldo) and G. Neri (eds.), “Juste Pour Rire”. Laughter, Humor, Satire, Architecture, and Everything in between, “RA. Revista de Arquitectura” 27 (2025).
  • Milizia 1832
    F. Milizia, Principj di architettura civile, Milano 1832.
  • Münch & Winzen 2010
    R. Münch & M. Winzen (eds.), Daumier und Sein Paris. Kunst und Technik einer Metropole, exhibition catalogue (Museum für Kunst und Technik des 19. Jahrunderts, Baden-Baden, 18 September 2010 - 20 March 2011), Berlin 2010.
  • Neri 2012
    G. Neri, ¿Home, Sweet Home? Tecnología y mitos domésticos en la posguerra, desde la viñeta a la pantalla grande, “Teatro Marittimo. Revista de Cine + Arquitectura” 2 (March 2012), 109-127.
  • Neri 2015
    G. Neri, Caricature architettoniche. Satira e critica del progetto moderno, Macerata 2015.
  • Neri 2017
    G. Neri, Cartoon Architecture, “The Architectural Review” (January 2017).
  • Neri 2018
    G. Neri, Irrational Interiors. The Modern Domestic Landscape Seen in Caricatures, in M. Rosso (ed.), Laughing at Architecture: architectural histories of humour, satire and wit, London 2018, 173-189.
  • Neri 2022a
    G. Neri, Graphic Satire and the Public Perception of Architecture. A Missing Genre, Paper presented at the Italian Academy for Advanced Studies, Columbia University, New York, on February 9th, 2022.
  • Neri 2022b
    G. Neri, Da mito bistrattato a parodia felice. Critica e apologia del TWA Flight Center di Eero Saarinen (1956-2022), “Rassegna di architettura e urbanistica” 168 (dicembre 2022), 18-31.
  • Neri 2023
    G. Neri, Archisatire, “Domus”, gennaio/dicembre 2023.
  • Neri 2025a
    G. Neri, “Comic Strip Criticism, “Architectural Record” 825 (August 2025), 37-41.
  • Neri 2025b
    G. Neri, L’architetto in caricatura, Bellinzona-Mendrisio 2025.
  • Neri 2026a
    G. Neri, Alan Dunn. The Cartoonist as Architectural Critic, London-Cambridge MA 2026.
  • Neri 2026b
    G. Neri, Graphic Satire and the Public Perception of Architecture. Notes on a Missing Genre, in Jachmann, Julian & Lohmann, Petra (a cura di), Zur Symmetrie des Witzes. Philosophische und historische Perspektiven auf architektonische Komik, Bielefeld 2026, 221-243.
  • Petit 2009
    E. Petit, The Architect’s Satirical Alter Ego: Caricature as “Embodied Critique” of Architecture in the 20th Century, in G. Beltramini, H. Burns (eds.), “L’architetto: ruolo, volto, mito”, Venezia 2009.
  • Petit 2013
    E. Petit, Irony: Or the Self-Critical Opacity of Postmodern Architecture, New Haven CT 2013.
  • Pommer 1991
    R. Pommer, Weissenhof 1927 and the Modern Movement in Architecture, Chicago / London 1991.
  • Ratouis & Baumeister 2011
    O. Ratouis and M. Baumeister, Laughter in the City and Laughing About the City Humor and Comedy as Subjects of Contemporary Urban History, “Histoire urbaine” 31(2) (2011), 5-18.
  • Rose 2016
    L. Rose, Psychology, Art and Antifascism: E. Kris, E.H. Gombrich, and the politics of caricature, New Haven 2016.
  • Rosso 2016
    M. Rosso, Il Selvaggio 1926–1942: Architectural Polemics and Invective Imagery, “Architectural Histories” 4(1) (2016), 4.
  • Rosso 2018
    M. Rosso (ed.), Laughing at Architecture. Architectural Histories of Humour, Satire and Wit, New York 2018.
  • Sironi 2012
    M. Sironi, Ridere dell’arte: l’arte moderna nella grafica satirica europea tra Otto e Novecento, Milano 2012.
  • Steinberg 1945
    S. Steinberg, All in Line, New York 1945.
  • Steinberg 1949
    S. Steinberg, The Art of Living, New York 1949.
  • Trevisiol 1982
    R. Trevisiol, Mario Botta. La maison ronde, Paris 1982.
  • Van Acker & Mical 2020
    W. Van Acker, T. Mical (eds), Architecture and Ugliness. Anti-Aesthetics and the Ugly in Postmodern Architecture, London 2020.
  • Warner 2002
    M. Warner, Publics and Counterpublics, New York 2002.
  • Wittman 2007
    R. Wittman, Architecture, Print Culture, and the Public Sphere in Eighteenth-Century France, London 2007.
English abstract

This article presents “ARCHISATIRE. Una controstoria dell’architettura”, an exhibition curated by the author and inaugurated in November 2025 at the Teatro dell’Architettura in Mendrisio, Switzerland. Drawing on approximately 250 works spanning the Seventeenth Century to the present, the exhibition investigates caricature, satire, humour, and irony as alternative lenses through which to interpret architecture, urban change, and the architectural profession. Organized into four thematic sections, the exhibition explores the satirical representation of architects, urban transformations, domestic space, and architects who themselves employed humour, proposing a critical counterhistory of architecture.

keywords | ARCHISATIRE; Exhibition; Mendrisio; Caricature; Counterhistory.

Per citare questo articolo / To cite this article: Gabriele Neri, “ARCHISATIRE. Una controstoria dell’architettura” in mostra. Presentazione della mostra (Mendrisio, 14 novembre 2025 – 29 marzo 2026), “La Rivista di Engramma” n. 237, luglio 2026.